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Microplastiche ovunque

Sono minuscole, hanno infatti un diametro compreso tra i 330 micrometri e 5 millimetri, ma sono piccole per quanto sono pericolose. Queste sono le microplastiche, piccole particelle che inquinano i nostri mari e oceani. E che sono una grande minaccia per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

Lo hanno dimostrato alcuni recenti studi scientifici, che hanno messo l’accento sui rischi che corrono gli habitat marini ed acquatici. La plastica infatti ha un tempo di latenza incredibilmente lungo e fintanto che è in acqua può essere ingerita e assunta nel corpo e nei tessuti di molti organismi.

Ma qual è il processo che porta alla nascita delle microplastiche? All’origine, ovviamente, c’è la grande produzione industriale di plastica non riciclabile e l’inquinamento. Dagli anni Trenta fino al Duemila la produzione di questo tipo è passata da 1,5 milioni di tonnellate a oltre 280 milioni. Più plastica viene utilizzata, più viene buttata, più finisce nei mari. Secondo Greenpeace sarebbero addirittura 8 milioni le tonnellate di plastica che si riversano in mare.

Ed è qui che le microplastiche incontrano gli esseri viventi, noi compresi. Perchè una volta in mare la plastica si discioglie in frammenti più piccoli a causa dell’intervento di diversi agenti: i raggi ultravioletti, il vento, le onde, i microbi e le alte temperature. Questi granuli, invisibili ad occhio nudo, vengono ingeriti dalla fauna marittima, dal plancton innanzitutto, poi dagli invertebrati, dai pesci, dai gabbiani. Il 15-20% delle specie marine che finiscono sulle nostre tavole contengono microplastiche. “Sostanze di questo tipo sono state trovate nelle cozze in qualsiasi direzione abbiano guardato gli scienziati – ha spiegato Amy Lusher, ricercatrice del NIVA, Norwegian Institute for Water Research – È un segnale allarmante del fatto che abbiamo bisogno di fare qualcosa per ridurre l’impatto della plastica negli oceani”.

Ma non è solo nel cibo che le microplastiche entrano in contatto con noi. La ricerca de il Salvagente, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, ha dimostrato che sono tantissime le bottiglie di soft drink contaminate da microplastiche. Seven Up, Pepsi, San Benedetto, Schweppes, Beltè, Coca-Cola, Fanta, Sprite sono solo alcuni dei marchi studiati, e hanno tutti fornito lo stesso dato: la presenza di microplastiche, con valori che vanno da un minimo di 0,89 mpp/l (microparticelle per litro) ad un massimo di 18,89 mpp/l.

Il rischio, per noi, è molto alto: questi inquinanti possono interferire con il sistema endocrino umano fino a produrre alterazioni genetiche.

E allora cosa fare per bloccare le microplastiche? Qualcosa si sta muovendo, in tutto il mondo. Nel 2015 Barack Obama ha firmato la legge Microbead-Free Waters Act 2015, dove è incluso il divieto per i produttori di cosmetici di aggiungere intenzionalmente piccole sfere di plastica nei prodotti come dentifrici e creme per la pelle. In Inghilterra la regina Elisabetta ha dichiarato di voler abolire l’uso della plastica monouso nella casa reale, usando solo quella biodegradabile o riciclabile.

E in Italia? Il disegno di legge per vietare le microplastiche nei cosmetici è fermo alla Camera da più di due anni.

Autore: Redazione
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