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Come i cambiamenti climatici modificano le allergie

La stagione della poesia, dei fiori, della rinascita, del risveglio della natura. Tutto vero, ma la primavera è anche altro. Soprattutto per chi soffre di allergie e tra marzo e aprile inizia a fare la guerra contro pollini e simili. Perché dopo l’inverno e l’autunno, dopo mesi di pioggia e di freddo, insieme alle prime foglie, i primi boccioli, i primi petali, arrivano anche le prime allergie, i primi starnuti e i primi quintali di fazzoletti usati.

Il problema è che anche queste patologie devono fare i conti con i cambiamenti climatici: l’inverno, che non più freddo e rigido come una volta, apre prima le porte al caldo che, al contrario, è più intenso e più duraturo. Così, dicono gli esperti, anche le persone che non hanno mai manifestato prima questi sintomi possono svilupparli adesso, anche in età avanzata.

Una probabilità sempre più alta, dicono i medici, legata al fatto che ogni anno in cui siamo esposti alle allergie aumentano le probabilità di contrarle. L’esempio è quello di Sonia Jauhar, 44 anni, donna americana che non ha mai avuto un’allergia in vita sua. Fino a quando, sei anni fa, si è trasferita per lavoro a Long Island, a New York. Da quel momento gli occhi hanno iniziato a lacrimare, seguiti da malesseri vari in tutto il corpo. Secondo Neeta Ogden, specialista in allergia e portavoce dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology, non è difficile sviluppare allergie in concomitanza a trasferimenti, cambi di routine, sbalzi di dieta e di stile di vita. Ma soprattutto è inevitabile, dice, che l’organismo reagisca ad ogni anno passato alla mercé di pollini violenti.

Per Amiinah Y. Kung, MD, specialista in allergia e immunologia al Northwestern Medicine Central DuPage Hospital di Winfield, negli Usa, è il cambiamento climatico il principale responsabile del peggioramento delle allergie. Una stagione calda e più lunga, ha spiegato, insieme al forte inquinamento e allo smog delle principali città del mondo, rendono i pollini più violenti e nocivi per il nostro organismo, che non ha difese immunitarie adatte a contrastarli.

Molti, inoltre, non sono consapevoli di essere affetti da un’allergia e continuano a trattare il loro malessere come un semplice raffreddore stagionale. Aidan Long, direttrice del reparto di allergia e immunologia del Massachusetts General Hospital e professore associato di medicina alla Scuola di medicina di Harvard, suggerisce di tenere d’occhio la durata di questi sintomi, prevalentemente febbre e mal di gola, che in caso dovessero superare i 10 giorni potrebbero essere spie di una nuova allergia.

Per contrastarli, oltre agli antistaminici, gli esperti consigliano di uscire di casa al mattino presto o nel tardo pomeriggio e sera, quando i pollini non sono al picco di diffusione, mentre è fondamentale lavare bene i vestiti (che potrebbero mantenere residui) e il corpo una volta rientrati in casa. La sfida contro la primavera è pronta, ma dovrebbe esserlo anche contro il cambiamento climatico.

Redazione

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