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La coppia di bracconieri licenziata per una foto

Avevano la passione dei viaggi. Volevano girare il mondo, conoscere nuove culture, vedere nuovi posti. Ma la coppia francese protagonista di questa storia voleva anche altri. Erano dei patiti della caccia così il loro soggiorno in Africa si è trasformato in una mattanza. È una storia triste quella che avviene direttamente da Oltralpe. E che ci riporta all’annosa questione del bracconaggio e della vendita degli animali per puro scopro di lucro.

I due francesi in questione, però, hanno perso il lavoro dopo aver ucciso un leone di grandissime dimensioni, sicuramente un capo branco. Andando a far lievitare il numero di animali morti in questi assurdi viaggi della morte. Il leone, infatti, è ancora oggi uno dei trofei di caccia più ambiti in tutto il mondo. E la sua uccisione è addirittura regolamentata, per generare importanti entrate per gli stati, che poi usano questi fondi per la tutela della natura. O per altri scopi meno nobili.

Succede spesso, infatti, che alcuni stati africani decidano di “vendere” le quote di uccisione di animali (leoni soprattutto, ma anche rinoceronti, giraffe, ghepardi) e i soldi, invece di andare a vantaggio della popolazione locale, sono intascati dai politici e dittatori locali. Le quote di caccia sono molto elevate e mettono a rischio il numero effettivo della specie. Su di esse, ovviamente, non vige alcun controllo e la quantità di leoni abbattuti supera sempre il limite consentito. Una minaccia crescente è costituita oggi dal commercio di ossa di leone o delle altre parti del corpo per la medicina asiatica. I due francesi di cui vi parlavamo, Jacques e Martine, erano titolari di un supermercato appartenente alla catena Super U, a L’Arbresle, a pochi minuti da Lione. Sono partiti per una vacanza in Sudafrica, in tasca avevano qualche migliaio di dollari, così hanno deciso di sparare, per divertirsi. Hanno preso un grande leone, un vero re della foresta. E subito è scattata la foto, da ostentare sui social, l’immagine con cui vantarsi con amici e parenti. O forse no.

Le foto sono circolate sui social, arrivando fino al sindaco di Lione: “Cacciare specie protette è un atto criminale”. Il caso è arrivato ai vertici della catena Super U, che ha subito sollecitato le dimissioni dei due coniugi. Che oltre al leone avevano ucciso anche una gazzella, un ippopotamo e persino un coccodrillo.

Redazione

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